Samuele Silva

0 note

Ecco una simpatica maialina vietnamita. Io cercavo di fotografarla, lei grugniva e scappava. Direi che mi ricorda qualcosa… :)

Ecco una simpatica maialina vietnamita. Io cercavo di fotografarla, lei grugniva e scappava. Direi che mi ricorda qualcosa… :)

0 note

Oggi è la giornata ‘Leggere Leggere Leggere’. Si tratta di uscire di casa e regalare un libro (usato oppure nuovo) al primo sconosciuto che incontriamo e che ci ispira simpatia. La mia giornata non è stata generosa di sconosciuti ma rientrando a casa ho visto un gruppo di ragazzi (giovani). Mi sono fermato (ho preso la reflex) e ho chiesto chi fra di loro fosse amante della lettura. Solo una ragazza non si è tirata indietro alla domanda ed è stata la prescelta. Nessuna ritrosia a partecipare al gioco e nessuna ritrosia a farsi fotografare con il libro ricevuto in dono (un capolavoro di Pulsatilla).
E’ stato divertente. Spero per entrambi.

Oggi è la giornata ‘Leggere Leggere Leggere’. Si tratta di uscire di casa e regalare un libro (usato oppure nuovo) al primo sconosciuto che incontriamo e che ci ispira simpatia. La mia giornata non è stata generosa di sconosciuti ma rientrando a casa ho visto un gruppo di ragazzi (giovani). Mi sono fermato (ho preso la reflex) e ho chiesto chi fra di loro fosse amante della lettura. Solo una ragazza non si è tirata indietro alla domanda ed è stata la prescelta. Nessuna ritrosia a partecipare al gioco e nessuna ritrosia a farsi fotografare con il libro ricevuto in dono (un capolavoro di Pulsatilla).

E’ stato divertente. Spero per entrambi.

0 note

Ando Gilardi

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.
Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese,
i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.
Non fotografare i neri umiliati, i giovani vittime delle droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni. La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.
Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perchè non possono respingerti. Non fotografare la suicida, l’omicida e la sua vittima.
Non fotografare l’imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.
Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa. Hanno già soppportato la violenza non aggiungere la tua. Loro debbono usare violenza, tu puoi farne a meno.
Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi. Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l’eroico moncherino.
Non ritrarre un uomo solo perchè la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme. Non perseguitare con i flash la ragazza sfigurata dall’incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l’attrice imbruttita dal tempo. Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungere le tue fotografie. Non fotografare la madre dell’assassino e nemmeno quella della vittima. Non fotografare i figli di chi ha ucciso l’amante, e nemmeno gli orfani dell’amante. Non fotografare chi subì ingiuria: la ragazza violentata, il bambino percosso. Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del diritto all’informazione. Se è davvero l’umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l’ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica. Non fotografare chi fotografa; può darsi che soddisfi solo un bisogno naturale.
Come giudicheremmo un pittore in costume bohémien seduto con pennelli, tavolozza e cavalletto a fare un bel quadro davanti alla gabbia del condannato all’ergastolo, all’impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, ad un corpo lacerato che affiora dalle rovine?? Perchè presumi che il costume da free-lance, una borsa di accessori, tre macchine appesa al collo e un flash sparato possano giustificarti?

1 nota

E’ un docx

Qualche giorno fa ho scambiato un paio di e-mail con una giovane ragazza classe 1989. Mi ha mandato un file con un testo che avrei dovuto copiare e riportare. Tutto molto bello.  La signorina ha terminato la mail con queste parole, scolpite nella pietra: Il documento con le parole l’ho inserito in allegato, è in docx se poi non riesci a leggero dimmelo che ti cambio il formato”. Questa frase mi ha gelato il sangue nelle vene. Cioè lei cambia a me il formato: mai nessuno mi aveva parlato come fossi un tecnoleso. Non voglio fare confusione con le date ma direi che nel 1989 (anno di nascita della mia gentile amica) il sottoscritto già bazzicava con un processore 8088 e qualche anno prima scriveva testo con un word-processor per il commodore 64: EasyScript. Dall’anno del signore 1984 credo di aver utilizzato praticamente tutti i sistemi operativi e almeno una decina di versioni di Word, compresa quella assurda con il simpatico omino a forma di graffetta che elargiva consigli. Non uso la suite Office da alcuni anni (ho scelto qualcosa di meglio) ma, cara ragazza classe 1989, penso di riuscire ancora a leggere un file docx.

0 note

E niente, mi trovavo a Piazza (la parte alta e antica di Mondovì) alle prese con la Torre del Belvedere. Quando mi si avvicina un ragazzo (molto giovane) e mi chiede: “Scusi, fa foto?”. Ho buttato una risposta ironica ma la controparte non ha afferrato. Quindi ho detto si. E allora lui mi ha chiesto quanto volevo per scattare qualche foto al suo gruppo di amici. Nulla, ovviamente. E mi sono ritrovato perso per circa 15 minuti in un mondo strano, fatto di amicizia, divertimento, voglia di vivere. Ho fatto qualche foto di gruppo e poi gruppetti e singoli. Coppie anche. Immagini che poi ho inviato via mail (ah, la tecnologia!). E questo è il loro bellissimo gruppo di amici. E adesso riprendete a studiare! ;-)

E niente, mi trovavo a Piazza (la parte alta e antica di Mondovì) alle prese con la Torre del Belvedere. Quando mi si avvicina un ragazzo (molto giovane) e mi chiede: “Scusi, fa foto?”. Ho buttato una risposta ironica ma la controparte non ha afferrato. Quindi ho detto si. E allora lui mi ha chiesto quanto volevo per scattare qualche foto al suo gruppo di amici. Nulla, ovviamente. E mi sono ritrovato perso per circa 15 minuti in un mondo strano, fatto di amicizia, divertimento, voglia di vivere. Ho fatto qualche foto di gruppo e poi gruppetti e singoli. Coppie anche. Immagini che poi ho inviato via mail (ah, la tecnologia!). E questo è il loro bellissimo gruppo di amici. E adesso riprendete a studiare! ;-)

2 note

La fotografia

La fotografia, intesa come forma d’arte è principalmente l’espressione della personalità di chi la esegue che traduce in chiave tangibile le più profonde emozioni e il proprio modo di vedere la realtà. 


Non bisogna mai lasciare che il mezzo influenzi il nostro modo di fare fotografia. Fotografare vuol dire prima di tutto imparare a guardare, a percepire, a sentire il mondo che ci circonda. Come per ogni forma di arte e mestiere poi è naturale che ognuno cerchi gli strumenti che più lo aiutano a conseguire il proprio fine, senza lasciare però che siano questi ultimi a decretare il risultato.


Fare fotografia non è possedere una buona attrezzatura ma, citando il grande Henri Cartier-Bresson, significa mettere sullo stesso asse testa, occhi e cuore, per dare vita a qualcosa di unico e personale.

Via | Fotografia per tutti